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Miti da sfatare

Gli uomini “non devono chiedere mai”?

di Federico Valeri, psicologo · Gennaio 2020

Un aspetto che, culturalmente, appartiene a noi italiani è la convinzione che gli uomini, più precisamente le persone di sesso maschile, non abbiano bisogno di sostegno o supporto.

Devono farcela da soli.

Da psicologo e, ancor prima da uomo, posso facilmente ricordare decine di esempi in cui, più o meno implicitamente, si è preteso che io mi tenessi i miei sentimenti dentro e resistessi a ciò che mi accadeva.

Non c'era bisogno di qualcuno che lo dicesse apertamente o di sottili incitamenti, quella sensazione era semplicemente onnipresente, persino quando nessuno stava effettivamente pensando quelle cose.

Era culturalmente presente.

Sin da piccoli ci vengono proposti dei modelli culturali che sono sessualizzati.

Esempi sono nelle frasi di uso comune: "non fare la femminuccia", "sei un ometto", "comportati da uomo" ma è facile trovarne molti altri.

Questi termini non sono offensivi e culturalmente condizionanti solo per gli uomini, lo sono indirettamente anche per le donne che vengono, quindi, dipinte come fragili e bisognose di aiuto (ma questo argomento, che è forse persino più complesso, sarà l'oggetto del mio prossimo articolo).

L'immagine dell'uomo saldo e impassibile di fronte al dolore e alle difficoltà è talmente radicata nella nostra mente che ci risulta quasi normale aspettarci che ciò si avveri, negando che un uomo possa soffrire e desiderare d'essere aiutato. Questa convinzione, più o meno intrinseca, è anche uno dei motivi per cui gli uomini spesso evitano di cercare aiuto psicologico o anche solo quello degli amici, liquidando la questione con frasi come "ce la faccio", "non ho bisogno di aiuto" e altre esaltazioni di un'onnipotenza maschile figlia del passato dove la parità dei sessi era inesistente.

Fantasmatica, nella migliore delle ipotesi.

La verità è che gli uomini, come le donne, hanno ogni diritto di stare male psicologicamente, di sentirsi in difficoltà e di richiedere, quindi, aiuto.

È semplicemente normale, anche se non ce ne rendiamo conto.

Ci viene insegnato a non accorgercene, sin dalla tenera infanzia, in cui si opera una vera e propria selezione dei comportamenti in base al sesso.

Per quanto sia vero che ci sono delle differenze tra i sessi, non sono certo quelle emotive ad essere caratterizzanti. Ho parlato dello "stigma" sociale del ruolo e della prigionia che ne deriva in un altro mio articolo precedente.

Ciò che mi preme sottolineare oggi è invece come sia necessario superare questa ottica che definisce la nostra esistenza privandoci di alcune libertà inalienabili dell'individuo, come il sacrosanto diritto di essere aiutati.

Non c'è alcuna vergogna o debolezza (tale parola, curiosamente, viene sempre più spesso usata da mie clienti di sesso femminile, ma di questo parleremo in un'altra occasione) nel sentirsi vulnerabili e bisognosi di una mano.

A volte, la vera forza è riconoscere i propri limiti e non lasciare che un ruolo che ci è stato cucito addosso diventi inevitabilmente una condanna e un eventuale limite alla nostra felicità.

Conoscete persone intrappolate dal loro ruolo sociale? Scrivetemi se desiderate condividere le vostre esperienze.

Federico Valeri è psicologo, iscritto all'Ordine degli Psicologi del Lazio (n. 22278). Offre colloqui online per adulti e ragazzi su ansia, stress lavorativo e blocchi personali.

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